Secondo appuntamento dedicato ai Queen: oggi parliamo di “A Night at the Opera”.
Sull’onda del successo di “Queen II”, nel novembre del 1974 la band pubblica “Sheer Heart Attack”, che porta avanti la sperimentazione dei primi album includendo questa volta generi quali la British music hall, il ragtime e la musica caraibica. Prendendo le distanze dalle precedenti esplorazioni prog, il sound del gruppo inizia a trasformarsi, virando verso territori pop e rock più convenzionali. Ad annunciare questo cambio di rotta è il singolo “Killer Queen”, che con la sua atmosfera cabarettistica e le sue elaborate armonie vocali si appresta a diventare la prima grande hit del gruppo, arrivando in seconda posizione nel Regno Unito e conquistando la vetta della classifica americana. Le vendite di “Sheer Heart Attack” convalidano questo successo e lanciano ufficialmente i Queen sul mercato internazionale. Nonostante l’entusiasmo per i traguardi raggiunti, il gruppo vive però ancora in condizioni di relativa povertà a causa degli accordi stipulati con la Trident, dai quali riuscirà a svincolarsi solo nell'agosto del 1975. A prendere il posto di nuovo manager del quartetto arriva nello stesso anno John Reid, famoso per aver affiancato Elton John per gran parte della sua carriera. Iniziano così i lavori per il terzo album, “A Night at the Opera” (1975), composto tra vari studi di registrazione durante un periodo di quattro mesi. Ancora una volta la band incorpora un’ampia gamma di stili musicali differenti, dall’opera al jazz, dalla music hall al rock progressivo, passando per jazz, folk ed heavy metal. Le complesse armonie vocali del gruppo, particolarmente evidenti in brani come “Bohemian Rhapsody” e “The Prophet’s Song”, vengono registrate grazie a un potente impianto multitraccia, di cui il quartetto sfrutta ogni potenzialità mettendo a punto continue sovraincisioni (basti pensare che per la sola “Bohemian Rhapsody” si arrivò a un totale di 180). Le attrezzature impiegate dai Queen e dal produttore Roy Thomas Baker fanno di “A Night at the Opera” l’album più costoso mai registrato per l’epoca, con una spesa di circa 40’000 sterline (equivalenti a 400’000 sterline odierne). In apertura del disco troviamo “Death On Two Legs”, una feroce invettiva di Mercury rivolta, seppur non apertamente, a Norman Sheffield, il primo manager della band. La natura teatrale del pezzo costituisce il filo conduttore principale tra le dodici tracce dell’album, pensato come colonna sonora di una serata di intrattenimento “leggero”. La vena ironica e a tratti parodistica del gruppo emerge particolarmente in brani come "You’re My Best Friend” e "I'm In Love With My Car”, quest’ultima scritta e composta da Taylor come dedica al tecnico di tournée Jonathan Harris e al suo amore per le macchine. L’atmosfera da cabaret di brani come “Lazing On A Sunday Afternoon” e “Seaside Rendez-vous" si alterna con il canto da pirata di May in “39” e il classico hard rock “Sweet Lady”, in una commistione di generi che lascia spiazzati ma incuriositi. A introdurre il lato B del disco troviamo invece “The Prophet’s Song”, il brano più lungo dell’intera discografia della band, in cui Mercury si fa oracolo per annunciare una visione avuta in sogno da May e restituita attraverso incalzanti riff hard-rock e cori epici a canone. La struttura del pezzo anticipa per alcuni aspetti quella della leggendaria “Bohemian Rhapsody”, in cui cori da chiesa e sezioni operistiche si mescolano a memorabili melodie da power-ballad e assoli di chitarra talvolta aggressivi, talvolta pregni di un commovente romanticismo. Nonostante il rifiuto iniziale da parte della EMI di promuovere il brano come singolo, il passaggio in radio tramite l’emittente Capital London e il conseguente appello da parte di innumerevoli ascoltatori per la sua pubblicazione costringono l’etichetta a soddisfare le richieste del pubblico. Nell’ottobre del 1975 “Bohemian Rhapsody” svetta in cima alla classifica inglese e diventa il terzo singolo più venduto di sempre nel Regno Unito, confermando l’intuizione geniale dei quattro musicisti. Nella stessa posa messa in atto per la copertina di “Queen II”, così la band appare nel rivoluzionario video promozionale di “Bohemian Rhapsody”, che da quel momento e per gli anni a venire diventerà uno strumento indispensabile per la pubblicizzazione dei singoli.
Inserito in numerose liste tra i più grandi album di sempre, “A Night at the Opera” è il capolavoro definitivo dei Queen, emblema dell’eccentrico talento creativo dei suoi membri. Oggi vi invitiamo all’ascolto di “Love of My Life”, scritta e dedicata da Mercury alla compagna di vita Mary Austin, alla quale rimase sempre profondamente legato nonostante la fine della loro relazione. Buon ascolto!









