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Musical Disclosure by Perform School of music Episodio 175

2025-07-23 20:20

Redazione Perform School of music

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Musical Disclosure by Perform School of music Episodio 175

Primo appuntamento dedicato ai Queen.

Ben ritrovati a un nuovo appuntamento con Musical Disclosure. I prossimi articoli sono dedicati a una band a dir poco leggendaria, capace di influenzare intere generazioni di musicisti con il proprio sound eccentrico e originale e di lasciare un segno indelebile nella storia del rock: i Queen.

 

Nel maggio del 1967 il giovane e talentuoso chitarrista Brian May si prepara ad aprire con la sua band, i 1984 (dal celebre romanzo di Orwell), il concerto della rockstar Jimi Hendrix all’Imperial College di Londra. Il gruppo, del quale fa parte anche il cantante e bassista Tim Staffell, si scioglie però poco dopo per divergenze artistiche tra i suoi membri. May decide di tornare a focalizzarsi sugli studi di astronomia, senza però abbandonare del tutto l’idea di una band con cui scrivere materiale originale. L’anno successivo, insieme a Staffell e al tastierista Chris Smith, fonda infatti gli Smile, e con loro si mette alla ricerca di un batterista. All’annuncio risponde Roger Taylor, che per un paio di anni si è esibito tra vari locali della Cornovaglia ed è ora deciso a iniziare un nuovo percorso. Non manca molto perché entri in scena anche il celebre leader dei futuri Queen, Farrokh “Freddie” Bulsara: proveniente da Zanzibar e di origine indiana Parsi, dopo aver legato con il compagno di studi Staffell all’Ealing Art College diventa fan degli Smile e non esita a proporsi come voce principale del gruppo. In seguito al ritiro di Staffell, viene accolto al suo posto e suggerisce che il gruppo si rinomini “Queen”. Il primo concerto della band così riformata si tiene a Londra nel luglio del 1970, con brani inediti che compariranno successivamente negli album “Queen” (1973) e “Queen II” (1974). Al basso si succedono diversi musicisti prima dell’arrivo, nel febbraio del 1971, di John Deacon, con il quale il gruppo è finalmente al completo. Le registrazioni dei brani originali che andranno a comporre il primo album “Queen” hanno inizio nella primavera del 1971 e attirano l’attenzione del produttore John Anthony e di Roy Thomas Baker. I due decidono di promuovere il gruppo dopo aver ascoltato il brano “Keep Yourself Alive” e nel 1972 ottengono un contratto con la Trident Audio Productions, un’agenzia di management londinese. La Trident, dopo mesi di ricerche, convince la EMI Records a scritturare i Queen, dando ufficialmente il via alla loro carriera nel luglio del 1973, con la pubblicazione del singolo “Keep Yourself Alive” e dell’album di debutto “Queen”. Costituito da un mix di hard rock, glam rock, heavy metal e rock progressivo, il disco anticipa le influenze che concorreranno a definire il sound della band negli anni a venire e, pur non riuscendo ad affermarsi sul mercato mainstream inglese, ottiene buone recensioni da parte della critica e un’inaspettata ottantatreesima posizione nella classifica Billboard americana. Stimolata da questi traguardi, la band ritorna in studio e nel 1974 esce “Queen II”, il secondo album del quartetto. Costruito intorno al concept della lotta tra forze del bene e del male, rappresentate metaforicamente dal lato A, “Bianco”, e dal lato B, “Nero”, del disco, “Queen II” ripropone lo stile hard rock del primo lavoro sviluppando ulteriormente le influenze glam, heavy e progressive. I brani del “Lato Bianco” sono caratterizzati da contenuti più emotivi e derivano per la maggior parte dall’estro creativo di Brian May, mentre quelli del “Lato Nero”, incentrati su temi fantastici con venature oscure, fanno emergere la personalità tragica di Freddie Mercury. Ad aprire l’album è la marcia regale di “Procession”, che introduce il teatrale hard rock di “Father to Son” prima di lasciare il posto al dolce arpeggio per chitarra acustica della ballad “White Queen (As It Began)”. Prosegue “Some Day One Day”, in cui chitarre acustiche ed elettriche si intersecano in melodie dal sapore celtico, mentre “The Loser in the End”, scritta e cantata da Taylor, chiude il lato Bianco dell’album tornando in territori prettamente hard rock. “Ogre Battle”, uno dei brani più heavy della discografia dei Queen, apre la seconda parte del disco, dominata dalla melodrammatica “The Fairy Feller’s Master-Stroke” e dall’epica “The March of the Black Queen”. Chiudono l’ambizioso secondo lavoro della band “Funny How Love Is” e “Seven Seas of Rhye”, quest’ultima scelta come singolo di lancio e prima hit in classifica per la band. “Queen II”, nonostante le recensioni miste da parte della critica, raggiunge la quinta posizione nel Regno Unito, dimostrando che la maturazione artistica del quartetto inizia a trovare sempre maggiori consensi nel pubblico.


Vi lasciamo oggi sulle note di “The March of the Black Queen”, definita da May una precorritrice della celebre “Bohemian Rhapsody” per la sua natura audace e sorprendente. Buon ascolto!

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